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Tra le modalità per una corretta interruzione del termine di prescrizione relativo ad un debito, facendolo così decorrere da capo, c’è la Posta Elettronica Certificata e, in generale, tutti i metodi che consentono la prova della spedizione e del ricevimento.

La Cassazione, con la sentenza n. 17123/2015, ha stabilito le modalità per interrompere il termine di prescrizione relativo a un debito, facendolo decorrere da capo.  Non è sufficiente un’intimazione di pagamento o una richiesta di pagamento inviata dal creditore.

Per prima cosa attenzione al mezzo. Le richieste di pagamento devono essere inviate tramite posta elettronica certificata (PEC) o raccomandata, accettati anche i telegrammi e fax. In ogni caso deve essere utilizzato sempre un mezzo che consenta la prova della spedizione e del ricevimento.

Tratti salienti della richiesta di pagamento e che devono essere sempre espliciti sono:

la chiara indicazione del debitore (nome e cognome ed in caso di aziende la ragione sociale);

le ragioni del debito (es. l’indicazione della fattura non pagata, l’indicazione del tributo o della sanzione per il quale sussiste la morosità);

l’esatta quantificazione dell’importo;

l’intimazione di adempimento, ovvero l’ordine del creditore di pagare la somma indicata nella comunicazione.

Pur non essendoci una formula, è bene che questo tipo di comunicazione manifesti in modo inequivocabile la volontà del creditore a far valere il proprio diritto.

Comunicazioni generiche in cui non viene specificato l’ammontare o la causale della somma non corrisposta non hanno valore interruttivo della prescrizione.

L’invio di una lettera che corrisponda ai requisiti pronunciati in sentenza implica che il termine  di scadenza del debito  viene fatto slittare di un ulteriore periodo pari a quello previsto dalla norma per la normale prescrizione.

In situazioni delicate come queste la PEC si conferma il più valido alleato del mittente in quanto opponibile a terzi durante un contenzioso legale o fiscale. Sia la ricevuta di accettazione che la ricevuta di avvenuta consegna rappresentano prove legali. A maggiore garanzia del mittente, rispetto alla raccomandata la PEC consente, in alcuni casi, di certificare il contenuto dei messaggi trasmessi (art.6, co.4 DPR n. 68). Il DPR n. 68 prevede tre tipologie di ricevuta di consegna:

ricevuta completa, in cui il messaggio è riportato integralmente;

ricevuta breve, in cui è riportato solo un estratto del messaggio;

ricevuta sintetica, in cui si attesta solo l’invio della comunicazione senza nessun riferimento al contenuto del messaggio.

Tale distinzione ha rilievo anche sotto il profilo dell’efficacia probatoria del messaggio di PEC, poiché nel caso della ricevuta completa e di ricevuta breve è possibile provare oltre all’esistenza di una comunicazione tra due soggetti anche il contenuto del messaggio inviato.